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TROFEO 2017

  Registro Storico SWM   Da quel lontano 1997 ne è passato del tempo. Il 9 marzo di quell'ann [ ... ]

SWM HISTORY 8

 

       

     

     

 

Nel corso del 1983 dopo le vicissitudini e la cessazione di attività della SWM, molti validi tecnici vennero assunti dalle altre aziende del settore, lo stesso Vergani approdò in Aprilia portandovi tutto il bagaglio tecnico maturato in 12 anni di attività alla SWM e contribuendo notevolmente allo sviluppo della azienda Veneta, i cui primi modelli, soprattutto i trial altro non erano se delle SWM riviste e corrette. Un'altra azienda che deve la sua nascita alla SWM è la Spagnola GAS GAS che all'epoca era importatore esclusivo SWM per la nazione Iberica. Josè Maria Pubernard e il socio Casas, due famosi piloti Bultaco non avendo più moto da vendere chiesero alla SWM la possibilità di acquistare le ciclistiche e le sovrastrutture del Jumbo e così crearono la loro prima moto con motorizzazione Villa, alla quale seguirono inizialmente una serie di moto de enduro e cross di derivazione Cagiva.

 

 

Contemporaneamente a Rivolta d'Adda, Sironi creò la Società Veicoli Milanesi srl grazie alla fedeltà di alcuni collaboratori ed amici rimasti. La sede operativa era nel vecchio stabilimento di via XXV aprile, l'intento iniziale era di continuare a mantenere il servizio ricambi SWM, di continuare a produrre i modelli ancora richiesti ed iniziare la produzione di nuovi cercando di sfruttare al massimo i materiali ancora giacenti nei  magazzini della vecchia SWM.

Per tre anni si produssero ancora i trial, tutti nella versione Jumbo e nelle cilindrate di 50, 125, 320 e 350, gli XN 350 e 500 a 4 tempi nella versione con freno a disco, si effettuò un restailing del 124 RZ, ora chiamato 125 TOURING che venne aggraziato con una carenatura, un nuovo parafango posteriore, un vano porta oggetti messo sopra il serbatoio in modo da renderlo più moderno e una nuova colorazione bianca - rossa e nera che ricordava vagamente le Honda 500 dell'epoca.

Contemporaneamente venne realizzata una nuova versione del 125 e 250 S1 denominati S3 entrambi motorizzati Rotax, con raffreddamento ad acqua, nuovo sistema mono ammortizzatore e nuovo serbatoio con l'incasso per i radiatori ora portati verso l'alto e due grossi convogliatori per l'aria. Il forte entusiamo di Sironi Pietro, Mauro e del bravo tecnico Giannino Trussardi fece realizzare nell'arco di due anni una decina di prototipi, alcuni dei quali entrati regolarmente in produzione. Oltre gli aggiornamenti dei modelli prima citati, per sfruttare anche le numerose quantità di telai e di materiali del vecchio S1 venne allestito il prototipo di un endurino di 125 cc, motorizzato TAU che poi si concretizzò nel 125 EXPLORER , dalle idee innovative ed ancora una volta in anticipo sui tempi, dato che prevedeva una unica carena che raggruppava cupolino, convogliatori, copri serbatoio e sella, addirittura nelle intenzioni di Piero Sironi doveva avere il doppio faro anteriore che però non venne realizzato in quanto non si pensava sarebbe piaciuto. Manco a dirlo dopo qualche anno iniziarono ad uscire le moto fatte proprio in quel modo, e pensare che quando fu presentato nel 1985 venne ampiamente criticato dal pubblico che, ancora una volta, seguendo le mode era fossilizzato sui vari modelli stradali iper tecnologici ma anche extra cari quali Gilera KK o KZ e Honda NS.

Viste le difficoltà e la perdita dell'esclusiva sulle motorizzazioni ROTAX che oramai era passata definitivamente all'Aprilia, si decise di trovare una nuova motorizzazione che si concretizzò nell'Italiana Villa Motori, di Modena. Francesco Villa, anche lui costretto alla chiusura della Moto Villa, si dedicò completamente alla produzione dei soli motori, concedendo alla SVM la disponibilità di modificare e personalizzare i propri propulsori. Da quell'accordo in occasione della fiera del ciclo e motociclo del 1985 vennero allestiti una serie di prototipi e di manichini che avrebbero rappresentato la produzione della nuova marca. In un piccolo stand che ricordava vagamente per dimensioni quello della fiera del 1973 erano esposti i soliti ciclomotori LÀ, il trial 50 Jumbo con freno anteriore a disco, il prototipo del nuovo trial : il TRL 329 MJ, con il motore di derivazione Villa, mono ammortizzatore e freno anteriore a disco. Un nuovo 125 S3 anche esso motorizzato Villa; due manichini-protipi di enduro stradali: l'antesignano del 125 explorer e un 350 4 tempi con avviamento elettrico, mono ammortizzatore, freni a disco e cupolino.

Esteticamente non proprio ben riuscite, ma purtroppo il tempo a disposizione era poco e il bravo tecnico Giannino si era dedicato "anima e core" alla realizzazione del prototipo di un 125 stradale di derivazione corsaiola, che per onorarne l'impegno e per sfruttarne anche un po' l'immagine venne chiamato 125 G.P Trussardi Prestige: telaio completamente in alluminio, saldato a mano con tutti i particolari ricavati dal pieno, dischi freno flottanti su nuovo sistema a mille righe, carena da pista e motore TAU con valvola elettronica allo scarico, velocità massima dichiarata 160 Km orari. Nelle intenzioni doveva essere la moto che avrebbe segnato il rientro definitivo della SVM nel mercato motociclistico Italiano e che in fiera riscosse molto interesse da parte dei quindicenni più smaliziati.

Nel 1986 la produzione si concretizzo con i nuovi trial e la versione definitiva dell'explorer, mentre si terminarono i collaudi del 125 G.P., nei quali si prese anche in seria considerazione la possibilità di una sovra alimentazione, eseguendo dei test al banco su di motore a cui venne applicata una turbina della Maserati biturbo. Sempre nel 1986 per dare una smossa di interesse venne presentata alla stampa una rivoluzionaria versione del modello da trial derivata dal 329 MJ che prevedeva il raffreddamento ad acqua. Ancora una volta una intuizione e novità che se da un lato interessò molto, creò dei seri dubbi da parte degli interessati. In effetti le moto presentate erano dei manichini non funzionanti, con motori vuoti e derivati dai cross, ma in pratica si era già iniziato la sperimentazione su di un trial Jumbo 125 sul quale era stato montato un motore ad acqua di derivazione scrambler che non aveva dato particolari problemi di surriscaldamento nell'uso trialistico. Allo sviluppo di tutta la serie MJ diede ancora una volta una valida e seria collaborazione l'amico Giovanni Tosco, che pur ritiratosi dalle competizioni restava un bravissimo tecnico e collaudatore, con il quale si sviluppò dapprima la versione mono ammortizzatore del 350 Jumbo, per poi passare alla definizione del propulsore di derivazione Villa, terminando con la versione a doppio freno a disco.

Purtroppo verso la fine del 1986 l'amore per le moto di Pietro Sironi si spense, dopo aver constatato che l'interesse del mercato di allora si era definitivamente spostato verso altre marche, allora emergenti e che tutti gli sforzi erano ormai vani. Il mercato e i concessionari continuavano a non recepire i nuovi modelli SVM e nemmeno alcuni contatti con la Suzuki e la Kawasaki Italia riuscirono a portare nuovi entusiasmi, così nel 1987 si decise di terminare la produzione e di seguire la sola commercializzazione dei ricambi portando il magazzino nella sede di Palazzolo Milanese. Gli investimenti previsti per mettere in produzione il 125 G.P. e il trial ad acqua vennero indirizzati verso un nuovo settore che nulla aveva a che vedere con la meccanica e le moto, sperando che ciò potesse garantire nuovi orizzonti e soddisfazioni. Dall'antica passione per l'automatizzazione delle procedure amministrative che portò Sironi ad installare uno dei primi CED (centro di elaborazione dati, non si chiamavano ancora computer) si intraprese la strada dell'elettronica, che con gli anni portò alla produzione di sistemi per l'alimentazione ininterrotta di energia elettrica (gruppi di continuità, alimentatori, inverter), con i marchi Shandy e SHT-POWER, che attualmente sono leader nella produzione, commercializzazione import-export di questi prodotti.

Dopo otto anni (dal 1987 al 1995) di assoluta crisi di rigetto per la moto, per un causale incontro tra Diego Viganò, estimatore del marchio SWM e Mauro Sironi, che pensava non ci fosse più nessuno a ricordarsi della storica marca, e di successivi incontri con altri amici di un tempo : Marco Pinoli, Diego Melina e Francesco Cosenza nacque l'idea di fondare il Registro Storico SWM.

Il resto è storia recente che più o meno conoscete tutti, e ancora una volta l'SWM è uno dei Registri Storici fuoristradistici, più amati e seguiti, che è riuscito ad avere per primo l'intuizione di creare un proprio trofeo mono marca d'epoca, nel quale i soci non sono solamente dei collezionisti da salotto ma dei veri e propri praticanti a cui piace ancora usare ed infangare le loro Swum.

 

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